Fucilato il 28 aprile del 1945, sul lungolago di Dongo, insieme agli altri esponenti fascisti catturati insieme a lui, ebbe a dire rivolto al plotone di esecuzione, percuotendosi il petto all'altezza del cuore: "Qui dovete sparare: io sono una medaglia d'oro!". Ciò nonostante fu obbligato a voltarsi come gli altri e fu ucciso con una fucilata alla schiena.

mercoledì 15 marzo 2017



Francesco Maria Barracu -Santu Lussurgiu
 1º novembre 1895 – Dongo, 28 aprile 1945 


Nella prima guerra mondiale prestò servizio in Libia come ufficiale di fanteria. Smobilitato il 31 agosto del 1921, si iscrisse al Partito Nazionale Fascista e ottenne diversi incarichi all'interno del PNF, tra cui quella di presidente del Fascio della Sardegna. Partecipò alle operazioni militari in Africa Orientale, durante la guerra d'Etiopia, come comandante del III battaglione Dubat perdendo un occhio a seguito delle ferite ricevute il 3 marzo 1937 durante un'azione di rastrellamento. Tornato in patria fu insignito di medaglia d'oro al valore. Si dedicò poi al giornalismo soprattutto su questioni coloniali.
Dopo l'8 settembre del 1943 rimase fedele a Benito Mussolini e partecipò alla fondazione della Repubblica Sociale Italiana, contribuendo a convincere il maresciallo Rodolfo Graziani ad assumere il ministero della Difesa Nazionale. Nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri della RSI, ebbe notevole ruolo sul trasferimento al nord dei funzionari dei ministeri e nell'organizzazione dell'amministrazione repubblicana. Tentò, ma senza successo, sia di annettere la Sardegna al governo di Salò sia di formare una legione di fascisti sull'isola.
Durante la prima riunione del neonato Partito Fascista Repubblicano attaccò duramente il segretario Alessandro Pavolini ed il ministro Guido Buffarini-Guidi, chiedendo invano al Duce di prenderne il posto. 
Il 25 aprile del 1945 seguì Mussolini, ma fu catturato insieme ad altri gerarchi a Dongo dai partigiani che il 28 aprile lo fucilarono ed esposero la sua salma a Milano in piazzale Loreto.
Onorificenze 
Francesco Barracu: capitano in s.p.e IIIº battaglione arabo - somalo Vº rag. bande
Medaglia d'oro al valor militare



«Espressione purissima del forte popolo sardo, superba figura di combattente e di valore leggendario, che non misura il pericolo ed il rischio se non per meglio affrontarli, che ha al suo attivo una lunga serie di azioni belliche ardimentose, condotte e risolte sempre brillantemente. Durante la campagna italo etiopica, assunto il comando di un reparto dubat, ha saputo avvincere i suoi uomini alla sua volontà eroica e guidarli, di vittoria in vittoria, in numerosi durissimi combattimenti. Incaricato di effettuare una ardita azione punitiva contro una cabila Ogaden, che faceva causa comune con gli abissini, coi soli 300 suoi dubat svolgeva un' operazione genialmente concepita ed audacemente condotta, che liberava il fianco sinistro delle nostre truppe del settore Ogaden, da una seria minaccia e fruttava il copioso bottino di un migliaio di fucili, 2500 cammelli e 1500 bovini. Durante la battaglia dell' Ogaden, col suo reparto d' invincibili dubat, confermava le sue elette doti di comandante e di valore personale e, per quanto ferito alla gola, rimaneva al posto d' onore contribuendo efficacemente al successo delle operazioni. Nella dura giornata di Uara Combo (3 marzo 1937) rimaneva gravemente ferito all' occhio sinistro, e benché conscio che il trascurare la ferita avrebbe potuto significare, come avvenne, la perdita dell' occhio stesso, rifiutava di farsi ricoverare all' ospedale e rimaneva col suo reparto fino ad operazioni ultimate. Al suo comandante che lo invitava a recarsi all' ospedale, rispondeva fra l' altro: "So di aver perduto un occhio. Non importa. Sono pronto ancora a ricominciare". Il suo eroismo è stato spesso apprezzato ed ammirato anche dal nemico.»


— Ogaden-Hararino-Bale. Marzo 1937.


Croce al Merito di Guerra

Medaglia commemorativa delle Campagne di Libia

Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruoli combattenti)


La morte 

Fucilato il 28 aprile del 1945, sul lungolago di Dongo, insieme agli altri esponenti fascisti catturati insieme a lui, ebbe a dire rivolto al plotone di esecuzione, percuotendosi il petto all'altezza del cuore: "Qui dovete sparare: io sono una medaglia d'oro!". Ciò nonostante fu obbligato a voltarsi come gli altri e fu ucciso con una fucilata alla schiena.




Dal 1935 è in Etiopia quale Comandante del III Battaglione “dubat” (volontari somali), composto da italiani e somali. Il 3 marzo 1937 perde un occhio in un rastrellamento e viene insignito di Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Nel 1941 è Segretario del PNF della Cirenaica e a Bengasi perde la moglie sotto un bombardamento. Nel 1942 è Segretario Federale dell’isola di Corfù e nel 1943 di Catanzaro.
Il comunicato di Radio Roma delle ore 12 del 23 settembre 1943 lo include nel costituendo Governo repubblicano, con l’incarico di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.Insieme a Pavolini e Pellegrini è riuscito a convincere il Maresciallo d'Italia Rodolfo Graziani ad accettare l'incarico di Ministro della Difesa, poi delle Forze Armate, del nuovo Stato repubblicano.
Il 28 settembre 1943, alla Rocca delle Caminate di Meldola (FO), inizia a svolgere l’incarico di segreteria nella prima delle 17 sedute del Consiglio dei Ministri. Sedute che proseguono a Gargnano (BS) fino al 16 aprile 1945. Sovrintende alle edizioni, nei giorni feriali, della GAZZETTA UFFICIALE D'ITALIA che contiene e promulga i provvedimenti deliberati dal Governo con poteri legislativi. Organizzato a Villa Bettoni, una spaziosa residenza settecentesca nella frazione di Bogliaco distante 2 Km da Gargnano, è il suo Ufficio che applica ogni Legge in via amministrativa.
Favorisce la costituzione a Capranica (VT), agli ordini del Colonnello Bartolomeo Fronteddu, del Battaglione “Volontari di Sardegna-Angioy” con un organico iniziale di oltre mille volontari tratti dai venti mila sardi che, per iniziativa del Cappellano Militare Luciano Usai, i tedeschi dopo l’8 settembre 1943 autorizzano a concentrarsi da tutta Italia in quel Centro militare del Lazio. Il Battaglione, dopo addestramento a Roma ai primi di dicembre e poi a Cremona, opera anche in Istria.
Ai primi di gennaio 1944 dopo una segnalazione dall’isola, però errata, invita il direttore Pietro Caporilli del settimanale LA DOMENICA DEL CORRIERE a pubblicare in una delle due copertine un disegno sullo scontro di fascisti sardi e un Reparto britannico. Di vero c’è che il 3 dicembre 1943, all'isola Maddalena, viene bloccato dalla Marina britannica un Mas diretto alle coste toscane con a bordo il Maggiore Giovanni Martini che ha con sé un verbale datato 18 settembre per la costituzione in Sardegna del PFR, con 15 firme. Arrestati in 19 e sottoposti a processo, 13 presunti cospiratori vengono assolti, mentre Martini è condannato a 14 anni di reclusione e i restanti coimputati a pene minori.
Collabora in modo determinante con Zerbino, Capo Provincia di Torino, a far desistere dalla ribellione in Piemonte il generale Raffaele Operti e altri ufficiali della disciolta Quarta Armata.
Insieme a Carlo Borsani propone la nomina di Fulvio Balisti a Segretario del PFR. Proposta che lo stesso Alessandro Pavolini, Segretario provvisorio dal 15 settembre 1943, il 14 gennaio 1944 dichiara a Balisti di condividere. Però, nello spazio di pochi giorni, l’avvicendamento è annullato. Mussolini il 18 gennaio rinnova la fiducia a Pavolini che diviene Segretario a pieno titolo.
Presente ai colloqui del 25 aprile 1945 all’interno dell’Arcivescovado di Milano, tre giorni dopo è nel gruppo dei mitragliati a Dongo (CO).




Francesco Maria Barracu nasce a Santu Lussurgiu (CA) l’1 novembre 1895. Durante la 1ª Guerra Mondiale, nel 1915 perde il braccio destro combattendo sull’Isonzo e, Tenente, nel 1916 è prigioniero degli austriaci, ma poco dopo rimpatria per scambio. Smobilitato il 31 agosto 1921 diviene Squadrista.
Dal 1935 è in Etiopia quale Comandante del III Battaglione “dubat” (volontari somali), composto da italiani e somali. Il 3 marzo 1937 perde un occhio in un rastrellamento e viene insignito di Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Nel 1941 è Segretario del PNF della Cirenaica e a Bengasi perde la moglie sotto un bombardamento. Nel 1942 è Segretario Federale dell’isola di Corfù e nel 1943 di Catanzaro.
Il comunicato di Radio Roma delle ore 12 del 23 settembre 1943 lo include nel costituendo Governo repubblicano, con l’incarico di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.Insieme a Pavolini e Pellegrini è riuscito a convincere il Maresciallo d'Italia Rodolfo Graziani ad accettare l'incarico di Ministro della Difesa, poi delle Forze Armate, del nuovo Stato repubblicano.
Il 28 settembre 1943, alla Rocca delle Caminate di Meldola (FO), inizia a svolgere l’incarico di segreteria nella prima delle 17 sedute del Consiglio dei Ministri. Sedute che proseguono a Gargnano (BS) fino al 16 aprile 1945. Sovrintende alle edizioni, nei giorni feriali, della GAZZETTA UFFICIALE D'ITALIA che contiene e promulga i provvedimenti deliberati dal Governo con poteri legislativi. Organizzato a Villa Bettoni, una spaziosa residenza settecentesca nella frazione di Bogliaco distante 2 Km da Gargnano, è il suo Ufficio che applica ogni Legge in via amministrativa.
Favorisce la costituzione a Capranica (VT), agli ordini del Colonnello Bartolomeo Fronteddu, del Battaglione “Volontari di Sardegna-Angioy” con un organico iniziale di oltre mille volontari tratti dai venti mila sardi che, per iniziativa del Cappellano Militare Luciano Usai, i tedeschi dopo l’8 settembre 1943 autorizzano a concentrarsi da tutta Italia in quel Centro militare del Lazio. Il Battaglione, dopo addestramento a Roma ai primi di dicembre e poi a Cremona, opera anche in Istria.
Ai primi di gennaio 1944 dopo una segnalazione dall’isola, però errata, invita il direttore Pietro Caporilli del settimanale LA DOMENICA DEL CORRIERE a pubblicare in una delle due copertine un disegno sullo scontro di fascisti sardi e un Reparto britannico. Di vero c’è che il 3 dicembre 1943, all'isola Maddalena, viene bloccato dalla Marina britannica un Mas diretto alle coste toscane con a bordo il Maggiore Giovanni Martini che ha con sé un verbale datato 18 settembre per la costituzione in Sardegna del PFR, con 15 firme. Arrestati in 19 e sottoposti a processo, 13 presunti cospiratori vengono assolti, mentre Martini è condannato a 14 anni di reclusione e i restanti coimputati a pene minori.
Collabora in modo determinante con Zerbino, Capo Provincia di Torino, a far desistere dalla ribellione in Piemonte il generale Raffaele Operti e altri ufficiali della disciolta Quarta Armata.
Insieme a Carlo Borsani propone la nomina di Fulvio Balisti a Segretario del PFR. Proposta che lo stesso Alessandro Pavolini, Segretario provvisorio dal 15 settembre 1943, il 14 gennaio 1944 dichiara a Balisti di condividere. Però, nello spazio di pochi giorni, l’avvicendamento è annullato. Mussolini il 18 gennaio rinnova la fiducia a Pavolini che diviene Segretario a pieno titolo.
Presente ai colloqui del 25 aprile 1945 all’interno dell’Arcivescovado di Milano, tre giorni dopo è nel gruppo dei mitragliati a Dongo (CO).